PIER PAOLO PASOLINI

I RECA…


L’arrivo di un cavo

aureole din energia atomica

Negli occhi apprensivi di tua madre
ricordi il leggendario ceppo che lei ricorda?
O un prato rettangolare

Cos’e successo, in questi vent’anni ?
Le superfici sono restate superfici, non c’e dubbio,
ma, forse, vi e arrivato un cavo - o, forse,
la memoria che ne ha la madre, persistente, sopravvive
dietro i recinti : fiorente come la natura che odora.

Sono corsi fiumi di nome reca, ed ecco qua i Timavi,

Ape che va e torna dai grandi ombrelli dei tigli ;
ape che adesso si indora di plastiche,
come la dolce negra di Lagos : che tuttavia ride.

Ma tu non ridi, amigo, con la dentatura scintillante
al sole dei Tallensi. La laguna ha chiuso gli occhi,
e risogna sola i suoi sogni. I vincastri
allineati contro il cielo di Odino (detto anche Cristo).

Tu non ridi: e dai tigli e altre piante dimenticate
porti le forme di una nuova storia che vivi seriamente,
come un’ape infelice, col cuore indollato.

Queste forme son morte. La loro vita consiste
in una calma frenesia fatica che inganna il tempo.
Perché, quel giorno, dovra pur tornare.

La vita delle forme morte: un azzurro sorprendente,
un arancione umilmente misto al giallo degli oggetti utili
(ch’io parlo d’un pittore,
e con la testa, morta, ragiono, ragiono).

L’utilizzazione dell’energia atomica tara i manufatti:
che volano come tappeti tarlati
o angeli schiacciati con le budella e il sangue
resi poi preziosi dai magici fissatori d’antan.

Dietro la pupilla supplice della madre c’era un diaframma:
e l’ape volata dentro la vita della madre, beata,
tornando indietro, nella sua catabasi, bi batte il capo.
So che, intanto, i tigli tornano inauditi a profumare.

Quel giorno, dicevo, dovra pur tornare, o venire.

Riempi il tempo che ce ne separa, senza rimpiangere
i sanguigni vincastri, nell’ombra serale o coi tuoni,
intorno ai rettangoli di grano verde;
non rimpiangi, ma riempi il tempo che ci separa

Con calma, ripeto. Con la calma di chi dice
buon giorno buona sera, buon giorno sera al vicino;
non importa se estinto

Fila, baco.

Con calma; con la mano che pare non avere nervi!
con la mano che pare non avere nervi!
con la mano che pare non avere nervi!
La mano di una rana sacra; di una lumaca
solidale con la luna, le acque, e la spirale
dei bassorilievi nel tufo; dell’Ilbo commestibile;
dell’antico malato di Hiroscima.

Parlo del mondo contadino, m’intendi?
Ma anche con la mano che pare avere nervi
del tecnico della… della… dellaaa…

Ce cosa mi racconti delle viole?

Il neocapitalismo invade le citta esposte al sole;
ogni cosa rettangolare non e infettata;
i sensi hanno trovato nuovi paradigmi, in serie, di lusso.

A catalessi storica catalisi espositiva;
le Funzioni, sconosciute, gli Indizi, contraddittori.
Quindi buon giorno, buona sera, come va, che bel cielo

L’Ilbo sorride e l’artigiano friulano lavora:
unita ottenuta grazie all’invecchiamento,
o ingiallimento dei due fenomeni.
Per chi sorridono e per chi lavorano?

Fiori gialli ricrescono tra il Collio e la laguna
indecenti come genitali di vecchie donne pure.

In soggezione davanti a tanta vecchiezza
e a tanta novita tu sorridi e lavori.

Abbiamo navigato, quanto abbiamo navigato,
negli occhi sempre piu ciechi di nostra madre.
Beata la pula e maledetto il grano.

 

 

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